Mostro di Firenze: il profilo dell’FBI

Il Mostro di Firenze stava tenendo in scacco le forze dell'ordine ormai da anni. Nel 1989 gli investigatori italiani chiesero aiuto agli agenti dell'FBI di Quantico per tracciare un profilo.

di Redazione - 13 settembre 2017

mostro di firenze

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Il Mostro di Firenze aveva già ucciso sedici vittime dal 1968 o, escludendo le prime due, quattordici. Le modalità degli omicidi erano del tutto simili e, ancora più importante, l’arma, una Beretta serie 70 in calibro .22 Long Rifle, era sempre la medesima.

Ma dare un’identità al Mostro di Firenze si annunciava, a distanza di tempo, ancora un compito ingrato. Così gli investigatori italiani chiesero aiuto agli agenti dell’FBI, divisione di analisi comportamentale di Quantico.

Gli analisti comportamentali lavorarono sul materiale in merito al Mostro di Firenze arrivato dall’Italia e stilarono un profilo. Eccolo tradotto da Crime Magazine (si è cercato di dare la precedenza alle indicazioni scientifiche e comportamentali rispetto alla forma grammaticale).

IL PROFILO DEL MOSTRO DI FIRENZE – FBI 1989

Evento Vittime Data

1 Locci/Lobianco 21-22 agosto 1968
2 Gentilcore/Pettini 14-15 settembre 1974
3 Foggi/DeNuccio 6-7 agosto 1981
4 Baldi/Campi 22-23 ottobre 1981
5 Mainardi/Migliorini 19-20 agosto 1982
6 Meyer/Rusch 9-10 settembre 1983
7 Stefanacci/Rontini 29-30 luglio 1984
8 Kraveichvili/Mauriot 8-9 settembre 1985

Preparato dagli agenti speciali John T. Dunn, Jr., John Galindo, Mary Ellen O’Toole, Fernando M. Rivera, Richard Robley e Charles Wagner in consultazione con l’agente speciale Ronald Walker e altri membri del NCAVC (National Center for the Analysis of Violent Crime, Centro Nazionale di Analisi dei Crimini Violenti, N.d.R.).

Vittimologia

Per la costruzione di un’analisi in questa serie di omicidi, i dati limitati disponibili sul background delle vittime non hanno indicato che alcuna di esse possa essere considerata particolarmente ad alto rischio per potenziali crimini violenti.

Peraltro, esse erano tutte apparentemente impegnate in attività catalogabili come rischiose: ad esempio, l’attività sessuale in aree frequentate per appartarsi o in campeggi durante le ore notturne.

Le statistiche demografiche della zona circostante, così come l’assenza di informazioni che suggeriscano che queste aree sono considerate zone ad alto rischio di crimine, suggerirebbero che queste vittime fossero considerate a basso rischio.

In quanto vittime a basso rischio, non è probabile che fossero un obiettivo specifico per l’assalto dell’aggressore, bensì semplicemente vittime di opportunità casualmente disponibili nel tempo e nel luogo scelti per perpetrare le aggressioni.

Non è probabile che l’aggressore conoscesse alcuna delle vittime. Anzi, per lui erano estranei e sono diventati vittime semplicemente perché erano disponibili quando ha scelto il luogo per le sue aggressioni.

Referto del medico legale

I referti delle autopsie per questi otto delitti indicano che l’aggressore, tranne in tre casi, ha fatto ricorso ad attacchi multipli alle sue vittime usando un’arma da fuoco e almeno un’arma da taglio.

Alle vittime donne del primo e del sesto delitto sono state risparmiate mutilazioni per una serie di ragioni: la presenza di un bambino nell’auto delle vittime del primo delitto può avere inibito l’aggressore e il fatto che le vittime fossero in grado di fuggire dal luogo dell’assalto ha impedito all’aggressore di eseguire la tipica mutilazione.

Il sesto delitto coinvolge una coppia omosessuale e sarà trattato nelle sezioni successive di questa relazione.

È significativo riportare che l’aggressore ha usato varie armi praticamente in tutti gli attacchi, e che il coltello, il bisturi o altro strumento da taglio sono stati utilizzati per coltellate e fendenti come anche per l’asportazione di seni e dell’area pubica e vaginale di molte delle vittime donne.

L’importanza della natura, tipo e distribuzione delle ferite sarà pienamente trattata nelle sezioni seguenti di questa analisi.

Non essendo disponibili altri referti forensi (tossicologia/sierologia), non può essere fatto alcun ulteriore commento in merito a queste aree. Va evidenziato che nessuna delle vittime mostra prove di penetrazione sessuale da parte dell’aggressore.

Valutazione del crimine

Non verrà fatto alcun tentativo per ricostruire la precisa cronologia o lo scenario sequenziale di questa serie di crimini. Tuttavia, verrà fornita un’analisi di tali crimini dalla prospettiva del comportamento significativo dell’aggressore.

Queste otto aggressioni erano, secondo l’opinione degli analisti che hanno esaminato il materiale presentato, perpetrate dallo stesso aggressore che agiva da solo. Gli attacchi sono stati classificati come “omicidi per libidine”.

Le ricerche dell’FBI nei crimini violenti indicano che gli omicidi per libidine normalmente coinvolgono mutilazione e/o rimozione dei seni, dei genitali o del retto della vittima.

Gli omicidi per libidine si differenziano da quelli sadici poiché negli omicidi per libidine la vittima viene immediatamente resa inoffensiva e le mutilazioni sono post mortem, inoltre vi è assenza della normale penetrazione sessuale.

Al posto della penetrazione con il pene, l’assassino per libidine generalmente inserisce oggetti estranei nella vagina o nel retto delle vittime, come evidenziato nel secondo delitto, in cui un tralcio di vite fu inserito nella vagina della vittima.

Scelta del luogo

È plausibile che l’aggressore abbia familiarità con le zone in cui questi crimini sono stati commessi.

L’aggressore ha sufficiente familiarità con queste zone tanto da sapere che sono normalmente frequentate da coppie di fidanzati che si dedicano a vari livelli di attività sessuale nella relativa intimità che questi luoghi appartati offrono loro.

Inoltre, queste sono zone remote per lo più rurali, e probabilmente sono note solo agli individui con una profonda conoscenza dell’area di Firenze.

Si crede che l’aggressore abbia sviluppato una specifica familiarità con i luoghi delle singole aggressioni come risultato di sorveglianza e scelta dei luoghi prima degli attacchi.

L’isolamento delle zone ha consentito all’aggressore di sentirsi a proprio agio sapendo che non sarebbe stato scoperto durante il tempo necessario per completare le aggressioni.

Le ricerche dell’FBI hanno mostrato che gli aggressori di questo tipo tendono ad agire in aree in cui si sentono a loro agio e a basso rischio, come nelle vicinanze dei luoghi in cui l’aggressore vive o lavora.

Avvicinamento

Basandosi sulla revisione del materiale fornito, l’aggressore sembra aver utilizzato le seguenti tecniche, una volta fatta la scelta del luogo.

L’aggressore ha pedinato le sue vittime sulla scena così da ottenere una posizione di vantaggio e in modo da poter osservare e ascoltare le vittime.

L’aggressore ha quindi probabilmente sorvegliato le sue vittime fino a che si sono impegnate in qualche forma di attività sessuale.

È stato in quel momento che l’aggressore ha scelto di colpire, utilizzando sorpresa, velocità e un’arma immediatamente letale.

Questo particolare stile di avvicinamento è generalmente indicativo di un aggressore che ha dubbi sulla propria capacità di controllare le sue vittime, che si sente sufficientemente inadeguato per interagire con vittime vive o che si sente incapace di confronti diretti.

Aggressione

L’aggressore con l’avvicinamento “a blitz”, ha fatto fuoco parecchie volte da distanza ravvicinata, concentrandosi prima sull’uomo, così da annullare la minaccia più immediata.

Una volta che l’uomo è stato neutralizzato, l’aggressore si è sentito sufficientemente al sicuro per compiere il suo attacco contro la donna.

L’impiego di numerose cartucce indica che questo aggressore voleva assicurarsi che entrambe le vittime fossero morte prima di iniziare le mutilazioni post mortem sulla donna.

Le donne ovviamente sono il vero obiettivo dell’aggressore, gli uomini rappresentano solo un ostacolo da rimuovere.

Nel caso della coppia omosessuale (il sesto delitto), l’aggressore ha rinunciato a mutilare e si ritiene sia rimasto disgustato nell’apprendere che entrambe le vittime erano uomini. “Possesso” e rituale sono molto importanti per questo aggressore.

Ciò spiegherebbe perché le donne vengano di solito spostate a una certa distanza dal veicolo in cui si trova il compagno. Il bisogno di possesso, così come la rabbia nei confronti delle donne, è dimostrato dalla rimozione dei seni e dei genitali.

Nonostante l’assenza di penetrazione con il pene/eiaculazione da parte dell’aggressore, queste sono tutte aggressioni a sfondo sessuale. La mutilazione degli organi sessuali della vittima rappresenta sia un’inadeguatezza sessuale dell’aggressore sia la sua rabbia verso le donne.

Arma

L’arma in calibro .22 usata dall’assassino rappresenta per lui una scelta. Nell’arco dei diciassette anni in cui sono avvenuti i delitti, è abbastanza probabile che l’aggressore abbia avuto l’opportunità di sostituire quest’arma con un’altra, magari più potente.

Tuttavia, ha deciso di non farlo. Per di più, nonostante abbia lasciato i bossoli su tutte le scene del crimine, l’aggressore ha conservato l’arma per l’intera serie di delitti.

Questo aggressore è piuttosto a suo agio a maneggiare e usare questa arma e potrebbe aver acquisito tale familiarità con le armi attraverso mezzi leciti, come la caccia, il tiro a segno o un addestramento militare.

Il costante uso della stessa arma, così come il modo rituale dell’avvicinamento e dell’aggressione, suggerisce fortemente che l’arma sia parte di un “kit” utilizzato in maniera esclusiva per i suoi attacchi e per nessun’altra ragione.

Questo “kit” contiene presumibilmente un’arma da fuoco, un coltello e un’altra arma da taglio, munizioni e, verosimilmente, un vestiario specifico o altri attrezzi da usare solo durante tali aggressioni.

Il comportamento complessivo dell’aggressore sulla scena, incluso l’uso degli stessi attrezzi del crimine, suggerisce che il ritualismo caratteristico in questa serie di attacchi sia a tal punto importante per l’aggressore che deve ripetere i suoi attacchi in maniera identica così da trarne soddisfazione.

È noto che una cartuccia calibro .22 (inesplosa) identica a quelle usate in queste aggressioni è stata trovata di fronte a un vicino ospedale.

Non è probabile che l’aggressore abbia lasciato la cartuccia in modo da prendersi gioco della polizia, ma potrebbe essere caduta accidentalmente all’aggressore che magari aveva qualche lecita motivazione per visitare l’ospedale o i dintorni, per esempio in cerca di cure mediche o perché lavorava all’ospedale o nelle vicinanze.

È anche possibile che possa avere visitato l’ospedale credendo che vi fosse stato portato il corpo della vittima dopo la scoperta.

Souvenir

Ricerche in crimini simili hanno dimostrato che gli omicidi per libidine spesso rimuovono oggetti dalle loro vittime.

Questi oggetti possono essere vestiti o effetti personali, come gioielli, una ciocca di capelli, ecc. Non di rado gli assassini per libidine possono rimuovere parti del corpo della vittima, come un dito, un orecchio o, più specificamente, un capezzolo, il seno o altri organi sessuali.

Questi oggetti o parti sono presi come souvenir e permettono all’aggressore di rivivere l’evento nelle sue fantasie per un certo periodo di tempo.

Spesso vengono conservati per molto tempo e di solito, una volta che non servono più allo scopo, vengono abbandonati, in qualche caso sulla scena dell’omicidio o sulla tomba della vittima.

Occasionalmente, gli assassini per libidine possono consumare le parti del corpo della vittima così da possedere pienamente la vittima stessa.

L’invio dei genitali della vittima donna dell’ultima aggressione è indicativo del fatto che questo aggressore abbia tentato di prendersi gioco della polizia, il che suggerisce che la pubblicità e l’attenzione per questo caso erano per lui importanti e indica anche un aumento del senso di fiducia in se stesso.

Tratti e caratteristiche dell’aggressore

Ricerche condotte dall’NCAVC, combinate con le statistiche, suggeriscono fortemente che i crimini di violenza interpersonale di solito accadono intra razza.

Di conseguenza, basandosi sulle statistiche disponibili e in assenza di specifiche informazioni del contrario, in queste aggressioni, il vostro aggressore è molto probabilmente un maschio bianco di origini italiane nativo della zona.

L’aggressore molto probabilmente aveva tra i venticinque e ventinove anni quando ha iniziato questa serie di aggressioni nel 1968.

Oggi (1989, N.d.T.) dovrebbe quindi avere circa quarantacinque anni. “…se il vostro aggressore ha una lunga storia criminale alle spalle con periodi di istituzionalizzazione o incarcerazione, potrebbe essere molto più vecchio”.

L’aggressore ha molta familiarità in particolare con le aree delle scene del crimine e, in generale, con la zona di Firenze. Vi si trova a suo agio, e probabilmente ha stretti legami con l’area, fatto evidenziato dalle sue lunghe assenze e dai conseguenti ritorni in due occasioni. Plausibilmente è nativo della zona e può ancora avere parenti che vi risiedono.

L’aggressore ha un’intelligenza nella media. Probabilmente ha completato gli studi superiori o l’equivalente nel sistema scolastico italiano.

Quasi sicuramente ha un impiego semi qualificato che richiede l’uso delle mani. Probabilmente il suo lavoro non prevede contatti con il pubblico per via dei suoi sentimenti di inadeguatezza. Potrebbe avere lavori irregolari.

L’aggressore molto probabilmente ha vissuto solo nell’arco di tempo delle aggressioni in una zona abitata dalla classe medio bassa.

Se non ha vissuto da solo, potrebbe aver abitato con qualche membro della sua famiglia dal quale è almeno in parte dipendente economicamente, come la madre, una zia, una nonna o una sorella più anziana.

Quasi sicuramente non è sposato, poiché non è in grado di stabilire relazioni durature con donne della sua età.

L’aggressore è sessualmente inadeguato ed è una persona immatura che ha avuto, se li ha avuti, sporadici contatti sessuali con donne della sua età. Probabilmente è affetto da una disfunzione sessuale.

Le ricerche suggeriscono che l’aggressore assuma alcol o droghe prima di commettere i crimini, così da ridurre le inibizioni e aumentare il coraggio necessario per mettere in atto le aggressioni.

L’aggressore probabilmente predilige la pornografia, in particolare quella che rappresenta esplicita violenza di maschi dominanti.

L’aggressore ha probabilmente svolto il servizio militare.
Gli aggressori di questo tipo raramente interrompono le loro aggressioni per prolungati periodi di tempo senza una ragione specifica.

Si noti che l’aggressore non era attivo nell’area di Firenze dal 1968 al 1974 e dal 1974 al 1981. È probabile che l’aggressore risiedesse altrove durante questi periodi o fosse altrimenti impedito ad agire.

L’assenza potrebbe essere il risultato di un cambio di lavoro, della frequentazione della scuola, di viaggi o lavori all’estero, del servizio militare o di incarcerazioni per crimini non correlati (alle aggressioni, N.d.T.) e di istituzionalizzazioni per malattie o cure psichiatriche.

La residenza dell’aggressore è compatibile con il suo status economico, e probabilmente non è lontana dall’area in cui sono stati commessi i reati. Come già detto, molto probabilmente il luogo in cui vive o lavora tende a coincidere con l’epicentro dei luoghi dei delitti o a trovarsi nelle immediate vicinanze della prima aggressione.

Comportamento dopo le aggressioni

L’aggressore non ha provato rimorso per le vittime né senso di colpa. La sua emozione principale è stata la paura di essere scoperto. Dopo ogni evento, quasi sicuramente è stato nervoso o teso e può essere apparso preoccupato alle persone che si trovavano intorno a lui.

Dopo ogni aggressione, l’aggressore potrebbe essere andato in un luogo sicuro e confortevole, molto probabilmente casa sua, essersi pulito e aver pulito i vestiti e gli attrezzi, può aver rimesso le armi nel nascondiglio in cui li conserva fino alla successiva aggressione.

Gli oggetti di natura personale che ha rimosso dalle vittime sono stati probabilmente messi in salvo in un posto sicuro, accessibile solo all’aggressore.

La natura grottesca di questi crimini ha avuto l’effetto di scioccare e inorridire la comunità. Quindi l’aggressore ha seguito da vicino tutti i resoconti fatti dai media sui crimini e molto probabilmente ha ritagliato dai giornali gli articoli inerenti le aggressioni e li ha sistemati in un libro dei ricordi o in un album.

Potrebbe anche avere tenuto un diario o un registro.
L’aggressore potrebbe essere tornato, e potrebbe tornare ancora, sulle scene dei delitti per rivivere nelle sue fantasie le precedenti esperienze.

Appena dopo la scoperta dei corpi nei vari luoghi, l’aggressore può aver visitato la scena per valutare l’estensione delle indagini attraverso un contatto diretto o informale con la polizia.
L’aggressore è probabile che attacchi fino a che non sarà arrestato, fermato o reso inoffensivo.

Mostro di Firenze: da solo o no?

Secondo quando letto nel profilo emerge che il Mostro di Firenze sarebbe un uomo che agisce da solo e conosce la zona degli omicidi.

L’indagine, negli anni, ha seguito più di una pista, ma il profilo stilato dall’FBI rimase pressoché ignorato.

Si cerarono, seguendo le tracce del Mostro di Firenze, fantomatici mandanti dei delitti. Una tesi affascinante, quanto improbabile che, a tutt’oggi, è comunque la più considerata.

Cosa resta del Mostro di Firenze?

Le nuove dichiarazioni di Giampiero Vigilanti hanno riattivato l’interesse per il Mostro di Firenze, ma ancora una volta le evidenze scientifiche hanno un ruolo secondario rispetto alle testimonianze.

Testimonianze non sempre attendibili.