Serial killer: morto Marco Bergamo

Il serial killer Marco Bergamo è morto all’età di 51 anni. Dal 1995 stava scontando quattro ergastoli e altri 30 anni di reclusione nel carcere di Bollate (Milano) per aver ucciso cinque donne tra il 1985 e il 1992. Il decesso è sopraggiunto per complicazioni dovute a un’infezione polmonare.

di Redazione - 18 ottobre 2017

serial killer marco bergamo

Il serial killer Marco Bergamo è morto all’età di 51 anni. Dal 1995 stava scontando quattro ergastoli e altri 30 anni di reclusione nel carcere di Bollate (Milano) per aver ucciso cinque donne tra il 1985 e il 1992. Il decesso è sopraggiunto per complicazioni dovute a un’infezione polmonare.

Marco Bergamo, nato nell’agosto del 1966, era meglio noto alle cronache come il “Mostro di Bolzano” e alcune sue dichiarazioni hanno raggelato gli inquirenti.

Al processo disse, tra le altre cose: “Nei sogni, quando colpisco le donne, lo faccio al cuore e alla testa: si uccidono meglio, si centrano gli organi vitali”. Non solo.

Marco Bergamo odia le donne e non ne fa mistero. Sempre al processo disse: “La donna è un essere ignobile, egoista, una persona che usa l’uomo come l’uomo fuma le sigarette. Lo usa e lo butta via”.

L’infanzia del serial killer

Marco Bergamo ha avuto un’infanzia piuttosto travagliata. Fino ai quattro anni di età sembra non sia stato in grado di parlare: rispetto ai suoi coetanei presenta un ritardo di sviluppo.

Successivamente ha problemi relazionali importanti dovuti soprattutto a come si vede: Marco Bergamo è un bambino obeso e non riesce ad accettarsi e a farsi accettare.

Sicuramente la psoriasi da cui è affetto non lo aiuta a trovare amici e amiche. Tanto è vero che preferisce dedicarsi ad attività solitarie: fotografia, passeggiate sui monti e l’auto.

Accanto alle passioni socialmente accettabili e, anzi, condivise da molti ragazzi della sua età, Marco Bergamo coltiva hobby che sfiorano il feticismo: colleziona coltelli, che tieni chiusi in un cassetto.

E, cosa ancora più inquietante, ruba o acquista dalle prostitute biancheria femminile. Con le prostitute ha un rapporto piuttosto singolare: non vuole fare sesso. Solo ottenere i loro indumenti intimi.

La rabbia per le donne

Come molti serial killer, Marco Bergamo cova una profonda rabbia contro le donne che esplode per la prima volta nel 1985 quando uccide una ragazza di quindici anni, Marcella Casagrande.

L’attacco viene perpetrato assalendo la vittima alle spalle e sferrando numerose coltellate, molte delle quali raggiungono la colonna vertebrale.

Marcello lo aveva invitato a casa sua e, dopo un rifiuto, Bergamo l’aggredisce e la uccide.

Il serial killer non fa sesso con le sue vittime, si limita a ucciderle. E ucciderà ancora quattro volte prima di essere fermato.

Cambia, però, la vittimologia: la prima vittima è una studentessa. Le altre quattro, più vecchie della prima, fanno le prostitute, anche se alcune hanno altri lavori diurni.

Le vittime del serial killer Marco Bergamo

La seconda vittima è Annamaria Cipolletti, insegnate che ha da poco passato la quarantina. Di notte ha un piccolo appartamento che utilizza per incontrare i clienti. Viene accoltellata a morte proprio nel suo monolocale.

La terza vittima è Renate Rauch, prostituta di ventiquattro anni, che viene uccisa con numerose coltellate in un parcheggio nell’auto in cui si è incontrata con Bergamo.

La quarta vittima è Renate Troger, prostituta di diciotto anni, che viene uccisa per strangolamento e poi il suo cadavere viene lasciato in strada. Il serial killer l’ha anche accoltellata dopo la morte.

La quinta vittima è Marika Zorzi, prostituta di diciotto anni, che viene accoltellata, nell’auto del serial killer, più volte e lasciata, ancora viva, in strada.

Il serial killer fermato subito

Marco Bergamo viene individuato a fermato subito dopo il quinto omicidio, il 6 agosto 1992. Proprio il giorno del suo compleanno.

Nell’agenda di Annamaria c’era un appunto che riguardava un tale “Marco” e sulla tomba di Renate Rauch qualcuno ha lascito un messaggio di scuse firmandosi “M.M.”.

Gli investigatori indagano e si avvicinano al killer sempre di più, fino a che non lo individuano.

La condanna

Nonostante per alcuni psichiatri Marco Bergamo non fosse capace di intendere e volere, e quindi non potesse essere imputabile, sostiene il processo.

Bergamo non confessa subito i delitti e, anzi, dirà di non essere colpevole degli omicidi di Renate Rauch e di Marika Zorzi: le prove dicono il contrario.

I serial killer vengono “classificati” in base ai moventi. Il caso di Marco Bergamo è trattato, tra gli altri, nel saggio di Serial killer in Italia di Paolo De Pasquali.

Secondo alcuni, Bergamo è un serial killer missionario: ha quindi una sorta di “compito” per ripulire il mondo dalle prostitute e più in generale dalle donne che odia.

Secondo altri esperti, invece, Bergamo uccide una prima volta e prova piacere. Da qui i delitti successivi: per “godimento” ovvero perché uccidere gli procura un vero e proprio piacere.

Il serial killer viene condannato in via definitiva nel 1995 a quattro ergastoli e ad altri trent’anni di carcere.

Suo padre, Renato Bergamo, si impicca durante il procedimento giudiziario che viene trasmesso in tv dalla trasmissione Un giorno in pretura.

È morto il 17 ottobre in ospedale dove era stato ricoverato per un’infezione polmonare.