Impronte digitali: la prima incarcerazione

Le impronte digitali, messe recentemente in discussione, sono state usate la prima volta per incarcerare un omicida nel 1892 in Argentina grazie all'ufficiale di polizia Juan Vucetich.

di Redazione - 23 ottobre 2017

impronte digitali

Le impronte digitali, messe recentemente in discussione, sono state usate la prima volta per incarcerare un omicida nel 1892 in Argentina grazie all’ufficiale di polizia Juan Vucetich.

Già da molti anni le impronte digitali erano studiate e considerate uniche.

Nei tempi antichi, tremila anni prima di Cristo, venivano utilizzate per “firmare” ceramiche e vasellame.

Nell’area mesopotamica sono stati rinvenuti manufatti che riportano impronte digitali e palmari.

Nel 1660 Marcello Malpighi descrive la forma delle crete papillari sulla punta delle dita.

Nel 1858 William James Herschel, ufficiale inglese in India, nota la forma regolare e distintiva delle impronte digitali, così decide di far “firmare” chi si congeda apponendo la propria impronta.

Si tratta del primo uso a scopo identificativo.

Nel 1892 sir Francis Galton crea una classificazione delle impronte digitali basata sulle loro caratteristiche, inoltre scopre che i gemelli omozigoti hanno impronte digitali diverse.

Omicidi e impronte digitali

Ivan Vucetich nasce in Crozia nel 1858 e all’età di ventitré anni si trasferisce con la famiglia in Sud America.

Naturalizzato argentino, con il nome di Juan Vucetich, completa i suoi studi e diventa antropologo.

Entra poi in polizia nel dipartimento di Buenos Aires, nella città di La Plata. Vucetich è molto interessato al lavoro di Galton, tanto da approfondire l’argomento e diventare egli stesso un esperto.

In pochi anni organizza il laboratorio di identificazione antropometrica basato sui criteri di Alphonse Bertillon, padre dell’antropometria segnaletica.

Vucetich fonde il bertillonage (il metodi di Bertillon) con le scoperte fatte fino a quel momento in materia di impronte digitali.

L’1 settembre 1891 Vucetich realizza le prime ventitré schede di impronte digitali prese ad altrettante persone arrestate.

Nel 1892 applica il suo metodo per risolvere gli omicidi dei due figli di Francisca Rojas.

Francisca Rojas e le impronte digitali

Francisca Rojas, una ventisettenne della provincia di Buenos Aires, aveva denunciato un vicino di casa incolpandolo dell’uccisione dei suoi due bambini, un maschietto di sei anni e una bimba di quattro.

La donna disse di essere stata ella stessa aggredita e, infatti, presentava alcuni tagli alla gola e alle mani.

I suoi bambini, invece, furono brutalmente assassinati. Ma nessuno, ladro o aggressore, se la prende con i bambini e lascia in vita un adulto che potrebbe identificarlo.

Gli investigatori esclusero che il vicino di casa potesse essere l’omicida: aveva un alibi confermato da testimoni quando il presunto attacco venne sferrato.

Si concentrarono piuttosto sull’ex fidanzato di Francisca che era stato udito mentre diceva una frase sul fatto che avrebbe voluto sposare la donna, “eccetto per quei due monelli”.

Un’impronta digitale sulla porta

L’agente incaricato delle indagini proveniva dallo stesso ufficio creato da Vucetich ed era ben addestrato.

Si accorse, mentre ispezionava la scena del crimine, sebbene a giorni di distanza dai fatti, di un’alone marrone su una porta.

Analizzò meglio la traccia e definì con sicurezza che fosse un’impronta digitale insanguinata.

Tagliò la sezione di porta interessata e tornò a La Plata, nel laboratorio di identificazione antropometrica dove vennero condotte le analisi.

Nel frattempo aveva chiesto a Francisca Rojas di lasciare le proprie impronte digitali.

Quando si procedette al confronto i dati furono univoci: l’impronta digitale insanguinata apparteneva a Francisca.

Francisca Rojas, messa di fronte all’evidenza, scoppiò in lacrime e ammise di aver ucciso i suoi due bambini e di essersi inflitta le ferite per sembrare vittima di un’aggressione.

L’Argentina è stato il primo Paese al mondo ad abolire le misurazioni antropometriche (il bertillonage) preferendo in via esclusiva le impronte digitali.

Francisca Rojas è la prima persona a essere stata incarcerata grazie all’analisi delle impronte digitali.