Bimbo a bordo: no ai nomi

I nomi dei bambini sull'auto di famiglia sono pericolosi. Qualsiasi malintenzionato può, una volta scesi dall'auto, chiamarli per nome o avvicinarli quando i genitori non sono presenti. Meglio evitare di esporre i bimbi a inutili pericoli.

di Redazione - 9 settembre 2017

Bimbo a bordo
Bimbo a bordo
Bimbo a bordo: meglio neutro!

La necessità, da parte dei genitori, di far sapere che c’è un bimbo bordo dell’auto, e quel bimbo è loro figlio è comprensibile. La “moda” è ormai radicata in parecchi Paesi e il nostro non fa eccezione. Il sito anglosassone confused.com ha pubblicato i risultati di un sondaggio, ripresi dal Telegraph, su duemila automobilisti da cui risulta che lo sticker Bimbo a bordo invece di evitarli, causa più incidenti.

Bimbo a bordo a tutto marketing

Detto questo è necessario fare una premessa: lo sticker, naturalmente, era nato con fini esclusivamente commerciali. Si va nel negozio che vende seggiolini, ne si acquista uno e, contestualmente, si riceve – o peggio, si compra – l’adesivo che, oltre a riportare “bimbo a bordo”, riporta anche il logo del fabbricante di seggiolini. I genitori, probabilmente mossi da un certo orgoglio per la loro condizione, non esitano a esporre l’adesivo convinti che li metta al sicuro da eventuali tamponamenti.
Va da sé che si è al sicuro da tamponamenti soprattutto se si guida in modo opportuno: regolando la velocità, evitando sorpassi e manovre azzardati, usando il buonsenso.
Buonsenso che sembra del tutto aver abbandonato, purtroppo, i genitori che attaccano all’auto gli adesivi che riportano i nomi dei loro bambini.
Ci sono quelli che invece del neutro bimbo a bordo riportano il nome del figlio: “Marco a bordo”. O, peggio ancora, quelli che hanno smesso di avere una presunta utilità, e semplicemente indicano i nomi dei figli, del cane, del gatto di casa. E dei genitori.
Ora. Magari non ci si pensa, ma gli sticker di questo tipo espongono a un rischio non indifferente: quello dei pedofili.

Bimbo a bordo e pedofilo in agguato

Se da un lato è vero che il pedofilo, per la maggior parte dei casi agisce nell’ambiente di riferimento del bambino – la famiglia, la scuola, l’oratorio, la palestra – è pur sempre vero che non è detto che i pedofili non agiscono esclusivamente in quegli ambienti.
Se un pedofilo nota l’auto su cui sono riportate le figurine con i nomi di un’intera famiglia, diventare un bersaglio è drammaticamente facile.
Al parco, quando il bambino scende dall’auto, il pedofilo non fa altro che chiamarlo per nome. Magari quando il bambino è in cortile, con gli amici, o in piscina, o nel giardino della scuola, o nel tragitto che lo separa, anche di poche centinaia di metri, da casa.
Si dice ai bambini di non accettare caramelle dagli sconosciuti. Ma se Marco viene chiamato per nome e la persona gli dice che è un amico di suo papà Pietro e di sua mamma Lina? Quando è sconosciuto?
Gli sticker sull’auto non servono. E, soprattutto, espongono i figli a un rischio inutile.