
Per me era difficile portarla in bagno, era grassa e pesante. Ho fatto tutto in cucina.
E per “tutto”, Tamara Samsonova, detta Granny Killer, intendeva smembrare il corpo della sua amica, e coinquilina, la 79enne Valentina Ulanova, uccisa con una dose massiccia di benzodiazepine. Samsonova, serial killer russa arrestata a 68 anni, è stata ribattezzata dalla stampa Baba Yaga, strega del folklore slavo.
Era fine luglio 2015 e nel quartiere periferico di San Pietroburgo Tamara e Valentina, amiche da anni, vedove, si erano ritrovate a vivere insieme, nell’appartamento di Valentina, perché quello di Tamara era in ristrutturazione.
Alla sera, amavano guardare in tv le loro soap opera preferite e nel frattempo, a cena, si raccontavano del loro passato, con più storie brutte che belle.
Tamara, a detta dei vicini, non era mai stata più felice di così. Sembrava avere un’adorazione per Valentina, Valya, come la chiamava, tanto che era corsa ad acquistare un quaderno per appuntarsi i momenti belli. Il diario si apre con “voglio bene a Valya”.
Il passato di Tamara
Eppure la vita di Tamara Samsonova era piena di ombre. Laureatasi in lingue a Mosca, parlava e scriveva in inglese e tedesco, oltre che in russo. Per un po’, da giovane, aveva lavorato per un tour operator basato al grand hotel di San Pietroburgo.
Si era sposata con Alexei ed erano andati a vivere al 4 di Ulitsa Dimitrova, un vialone interminabile costeggiato da enormi palazzi dall’architettura brutalista, tipica sovietica. Erano una coppia elegante e sofisticata, a detta dei conoscenti, i quali nel 2000, non videro più il signor Samsonov.
Era chiaro che fosse successo qualcosa: alcuni sapevano che aveva detto alla moglie di essersi innamorato di un’altra e Tamara era sconvolta. E molto triste.
Denunciò comunque la scomparsa alla polizia, ma gli agenti, sapendo dell’amante, suggerirono a Tamara di smetterla di pensare al marito e di rifarsi una vita.
Tamara Samsonova, l’affittacamere
Lei sembrò accettare il consiglio e dal 2002 iniziò ad affittare le stanze dell’appartamento. Il viavai di ospiti non le dispiaceva, a uno in particolare, il 44enne Sergei Potyavin, si era particolarmente affezionata, era lì da un anno, quando nel settembre del 2003 annunciò che presto avrebbe lasciato la stanza per tornare dalla sua famiglia, a Norilsk, nella Russia centrosettentrionale: un viaggio di quasi tremila chilometri.
Tamara, ancora una volta, era disperata. Affrontò Sergei rinfacciandogli che la stava abbandonando e che lei amava le loro conversazioni serali, le cene condivise. L’ospite restò basito dalla reazione della proprietaria e decise, per evitare l’imbarazzo, di partire quella sera stessa.
Mentre Sergei era intento a fare i bagagli, Tamara irruppe nella sua stanza con un coltello da cucina e lo pugnalò più volte. L’uomo non ebbe il tempo di difendersi.
Tamara smembrò il cadavere e ne sistemò le parti in sacchi dell’immondizia che poi abbandonò in strada, proprio davanti a casa. Furono trovati immediatamente, ma nessuno riuscì a capire a chi appartenessero i resti e, soprattutto, non vi fu mai alcuna denuncia di scomparsa per il povero Sergei Potyavin. Il delitto non venne attribuito a Tamara, né ad altri.
Samsonova continuò ad affittare le stanze, anche se i vicini iniziarono a trovare i suoi comportamenti sempre più bizzarri: usciva, anche in inverno, con la sola veste da camera, e faceva la spesa solo verso sera o di notte.
Qualcuno notò che alcuni dei suoi ospiti sembravano svanire nel nulla, ma nessuno sospettò nulla di strano: forse se ne andavano nottetempo. E poi c’era un altro fatto peculiare: Tamara occupava spesso tutti i bidoni della spazzatura con ingombranti sacchi neri.
Quando glielo fecero notare, lei si giustificò dicendo che si liberava dei vecchi vestiti che non metteva più. Una volta disse che i vandali erano entranti in casa e avevano messo tutto a soqquadro e a lei era toccato pulire.
L’incontro con Valentina
A inizio estate 2015, Tamara, ormai diventata piuttosto intrattabile per i suoi atteggiamenti al limite della violenza verbale, deve ristrutturare casa e ne parla parecchio, tanto che alla fine un’amica comune la mette in contatto Valentina Ulanova.
Anche lei vive in uno dei tanti palazzi dello stesso vialone. Tamara sembra rinascere: è felice, ha qualcuno con cui parlare, con cui andare a fare compere. E non vuole più andarsene. Vuole restare a casa di Valentina.
Solo che Valentina è stanca delle stranezze e dei discorsi sconnessi di Tamara. E dato che i lavori nel suo appartamento sono terminati, Valentina le chiede, con semplicità, di tornare a casa sua.
Tamara è furibonda, ma al momento non dice niente. Riesce però a procurarsi una scatola da cinquanta pastiglie di benzodiazepine e, la sera stessa, le mette tutte nel piatto preferito di Valya, l’insalata russa.
Alle due del mattino, Tamara si alza e trova l’amica in cucina, a terra. Morta. Non riesce a spostarla e la fa a pezzi lì, sul pavimento. Usa due coltelli da cucina e una sega. Parte dalla testa, che taglia e mette in una pentola. Le telecamere a circuito chiuso del palazzo la inquadrano con la casseruola e con diversi sacchi dell’immondizia che, in numerosi viaggi, va a gettare sulle rive del vicino laghetto.
Un paio di giorni dopo l’omicidio, Natalia, un’amica di Valya si presenta alla porta. Tamara le racconta che Valya se n’è andata, era ubriaca e lei non sa che fine abbia fatto. Ma sul tavolo della cucina ci sono i documenti e il telefono di Valentina.
Natalia va a fare denuncia di scomparsa alla polizia che, come prima cosa, acquisisce i filmati delle telecamere del palazzo che non lasciano dubbi su cosa sia accaduto. E su chi sia la colpevole.
Tamara Samsonova viene arrestata. La perizia psichiatrica evidenzia che è schizofrenica e, per questo, viene rinchiusa in un istituto. Le forze dell’ordine sospettano che abbia ucciso almeno undici persone, forse quattordici, inclusi il marito (di cui non sono mai stati trovati i resti), il pensionante Sergei e Valya.
SCHEDA
NOME: Tamara Mitrofanovna Samsonova
NATA IL: 25 aprile 1947
VITTIME ACCERTATE: 2
VITTIME SOSPETTATE: 14
PERIODO DEGLI OMICIDI: 2000-2015
METODI USATI: accoltellamento, avvelenamento. Smembrava i corpi, li metteva in sacchi dell’immondizia e poi li abbandonava in strada.
ARRESTO: 27 luglio 2015
PERIODO DI DETENZIONE: 26 novembre 2015 – attuale