Joe Bastianich è ristoratore, showman e oggi anche cantautore racconta l’America dei contrasti, dei sogni e della violenza.

L’interesse per la musica risale a quando Joe Bastianich era un ragazzino e “nel garage di casa di mia nonna suonavamo con gli amici, con la prima band”.

Dopo una carriera nel campo della ristorazione e vari programmi tv, tra cui Masterchef e, a breve, ­­ Italia’s Got Talent, approda al mondo della musica come cantautore.

E lo fa con un album, Aka Joe, che contiene i ricordi di una vita, come per esempio Joe played guitar che appunto narra di quando, 13enne, suonava nel garage.

Joe Bastianich affronta tematiche sociali e culturali. E violenza.

“Noi americani nasciamo armati” dice “e l’America è il Far West. Abbiamo un presidente che è stato eletto, sicuramente da persone, ma non so chi.”

Lascia la frase in sospeso, per poi riprendere: “L’America non è New York o Los Angeles, l’America è tutto il resto, è il Midwest, è il contrasto, non è quella dei turisti.”

Le riflessioni sulle tematiche sociali, nell’album, ci sono e sono anche su tragedie, come la sparatoria del 14 dicembre 2012 alla Sandy Hook Elementary School di Newtown, Connecticut.

Adam Lanza, un giovane con disagio psichico, dopo aver ucciso la madre, andò alla scuole e aprì il fuoco sui bambini uccidendone venti.

Il brano Twenty snowflakes (Venti fiocchi di neve) è per quei bambini.

“Poco lontano da casa nostra un tizio entrò in una scuola elementare e sparò. Uccise venti bambini, bambini piccoli, non avevano nemmeno sei anni.”

La canzone è una risposta a suo figlio. “Miles all’epoca [2012, ndr] era piccolo e un giorno mi ha chiesto perché succedono queste cose. Ho provato a rispondere. E nella canzone c’è questo. È un modo per spiegare la violenza.”

Il testo è una denuncia alla libera circolazione delle armi.

Alcuni bambini della Sandy Hook Elementary School di Newtown, Connecticut, quando il 14 dicembre 2012, Adam Lanza aprì il fuoco.

Gli chiediamo cosa ne pensi, delle armi. “Non sono del tutto contrario, è ovvio che la polizia le deve avere. Ma non possono, non devono circolare liberamente. È il Far West, davvero.”

Prosegue sul tema. “In America, in alcuni Stati, non è strano vedere gente armata per le strada. Gente comune che ha le armi. E spiegare le armi a voi italiani è difficile. Ma l’America è anche questo.”

L’album è composto da dodici canzoni. Ne accenna alcune. Insieme a un paio di cover, tra cui Purple Rain di Prince. “Ai concerti faccio anche cover perché la gente ha bisogno di essere coinvolta.”

“Le mie canzoni ancora nessuno le canta, e cantare insieme è un sogno, è bello. Non mi è ancora successo che qualcuno canti le mie canzoni. Magari prima o poi…”

Joe Bastianich racconta anche del sogno americano.

“American dream? Guarda, o lo hai fatto a vent’anni o non lo farai mai più. In America a 50 anni se non sei Brad Pitt o Tom Cruise, sei finito. In Italia no.”

E approfondisce: “È difficile cambiare il parere della gente. Se sei avvocato, farai sempre l’avvocato. Solo qui in Italia, a 50 anni, puoi fare cose fighe.”

Ride e aggiunge: “I miei figli dicono che sono uno sfigato. Ma secondo me pensano che sono un figo ma non me lo dicono mai.”

Il saluto di Joe Bastianich a Crime Magazine

Abbiamo incontrato Joe Bastianich durante la presentazione del suo primo album, "Aka Joe", e ci ha fatto un saluto.

Pubblicato da Crime Magazine su Mercoledì 13 novembre 2019